L’ultimo saluto di Franca Rame alla città di Milano

OLYMPUS DIGITAL CAMERAdi Paolo Rausa
“Ma che dici, Dario, questa battuta non è nel copione!” – lo apostrofava così Franca Rame sul palco nel corso dello spettacolo. Senza prendersela e dopo un ampio giro di battute, Dario Fo rispondeva: “L’attore deve essere capace di improvvisare!” Sono stati questi, grandi attori, Dario Fo e Franca Rame, che ieri ci ha lasciato a 84 anni. “Non sembrava particolarmente provata, anche se era piena di acciacchi.” – ha risposto il figlio Jacopo alla mia domanda sul fatto che non la vedessi da tempo. E gli ho ricordato, esprimendo la mia commozione e il mio dolore, come avevo fatto poco prima a Dario Fo, che la conoscenza con Franca risale al 1974, data del mio arrivo in città dal Salento, quando assistevamo seduti alla bell’e meglio su sedie improvvisate o per lo più per terra agli spettacoli che venivano scritti, recitati e ‘collaudati’ alla Palazzina Liberty in corso XXII marzo a Milano. “Quali spettacoli hai visto?” – mi ha chiesto Fo. “Tutti e non li dimenticherò più!” – ho risposto mentre mi ringraziava mettendomi una mano sul cuore. La storia artistica di Franca Rame risale a molti anni indietro, forse alla nascita nel 1929, quando partecipava con la famiglia alle carovane degli spettacoli itineranti per tutte le terre di Lombardia con partenza dal suo paese, Parabiago, dove era nata il 18 luglio. Un teatro di guitti, un teatro d’arte messo in opera prima della riforma goldoniana del teatro di carattere, dove bastava seguire un canovaccio. L’incontro di tutta una vita avvenne a Milano con Dario Fo, un guitto pure lui, con il quale non si è mai sentita lontana dalla sua famiglia di origine. Ma è stato alla Palazzina Liberty che è avvenuto il salto di qualità, la scelta consapevole a fianco dei lavoratori in lotta per il salario, oppure per esprimere solidarietà nelle fabbriche occupate, a fianco dei giovani che esprimevano nei centri sociali il bisogno di una cultura diffusa e alternativa alle classi dominanti, puntualmente irrise da Dario Fo e Franca Rame nelle decine e decine di spettacoli che nascevano dalla loro fervida fantasia artistica. Nessuno si salvava dallo sberleffo, né i politicanti e neppure le gerarchie ecclesiastiche, come nello spettacolo “Mistero buffo”, nel quale si avvertiva il bisogno di autenticità del messaggio cristiano, in una lingua ‘il gramelot’, inventata di sana pianta. Neppure la voracità e la corruzione in “Settimo, ruba un po’ meno”, il genocidio a danno dei popoli indigeni dopo la spedizione di Colombo in “Isabella e le tre caravelle”, l’innocenza degli anarchici accusati della strage di stato e l’accusa di omicidio nel caso di Giuseppe Pinelli in “Morte accidentale di un anarchico”, la derisione dei ‘rivoluzionari’ della domenica in “E’ arrivata la rivoluzione, ma non ho nulla da mettermi”. La preoccupazione costante a favore di chi era finito in carcere per ragioni politiche li trovava sempre in prima fila nel raccogliere fondi per sostenerne la difesa legale con “Soccorso Rosso”. L’impegno di Franca Rame nei collettivi femministi trovava modalità espressive negli spettacoli con le puntuali denunce delle violenze maschili, così efficaci da subire lei stessa uno stupro nel 1973. Rapita da cinque uomini, fu ripetutamente violentata quasi che si volesse punire in lei la ‘sfrontatezza’OLYMPUS DIGITAL CAMERA femminile di rivendicare pari diritti e dignità.  Compagna di una vita, novelli ‘Filemone e Bauci’, una coppia delle Metamorfosi ovidiane,  che avevano dedicato la vita all’ospitalità dei viandanti, ha accompagnato nel 1997 Dario Fo e ha condiviso il Premio Nobel per la Letteratura, vanto per la loro città e per il loro paese, increduli che solo all’estero la loro arte venisse ritenuta così potente e umana da venire riconosciuta in un consesso internazionale di così alta levatura. I funerali in forma civile si terranno domani alle 11 al Teatro Strehler.
San Giuliano Milanese, 30/5/2013

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2 pensieri su “L’ultimo saluto di Franca Rame alla città di Milano

  1. Gli opposti: dal sacro al profano, Milano – Roma, Jannacci – Califano, Franca Rame- Little Tony. Questo dualismo tra una cultura ricercata, attiva ed impegnata da una parte e la leggerezza disimpegnata dall’altra. Questa e’ la carta d’identità del nostro Paese che anche nel dispiacere si spacca in due o più parti. Una Italia unita ma tanto diversa dove l’uno non capisce l’altro ed anzi lo critica… Tanto poi ci sarà il festival di San Remo a metterci tutti d’accordo.

    • Poveri noi… ! ! ! Ci affidiamo ai politici incapaci. Onorevoli senza onori che si sono arricchiti frodando noi e L’italia intera. Quanta disponibilità economica sono stati impropriamente capaci di accreditarsi fra loro senza vergogna alcuna. Possibile che anche gli onesti, se fra loro alcuno ci fosse, abbia potuto chiudere il becco e gli occhi? popolo senza

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