Costruttori di urbanità all’ex-ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano

Ex ospedale psichiatrico Paolo Pinidi Paolo Rausa
‘Diamo rifugio a volpi e galline’ è il sottotitolo provocatorio di questa giornata di studio organizzata giovedì 4 aprile al TeatroLaCucina presso l’ex-ospedale psichiatrico Paolo Pini, in zona Bovisasca a Milano, situato fra l’antico nucleo storico di Affori e il grande quartiere pubblico della Comasina, dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico e dalla Associazione Olinda (un nome delle città invisibili di Calvino), che gestisce parte degli spazi liberati di questo grande complesso di edifici costruiti negli anni ’30 e inseriti all’interno di un enorme parco urbano di circa 270 mila metri quadrati. Una città dei matti dismessa per effetto della Legge Basaglia che ha imposto la chiusura dei manicomi. Olinda nel corso di questi anni ha promosso attività teatrali, di ristorazione, il Giardino degli Aromi e l’Ostello, una rassegna estiva dal titolo ‘Da vicino nessuno è normale’ con spettacoli musicali e teatrali di grande livello artistico che hanno attratto un pubblico numeroso proveniente da diverse parti della città e anche dall’estero. La sfida di Olinda, una cooperativa non profit, che ora rilancia con questa giornata di studio, consiste nel proporre un modello di gestione degli spazi pubblici urbani che si aprano alla città, siano fruiti da tutti e soprattutto fungano da richiamo verso le cosiddette periferie, che per lo più nelle nostre città sono degradate. Un esempio che ormai fa scuola come dimostrano le esperienze chiamate a confrontarsi di Torino con il progetto ‘Sharing. Qualità dell’abitare temporaneo’, di Muggia-Trieste con la sperimentazione della Microarea ‘Zindis al centro’, un progetto che mira a mettere in campo servizi rispondenti alle necessità dei cittadini attraverso la promozione di relazioni di vicinato e di comunità, la stessa esperienza di Olinda con il progetto di riconvertire gli spazi chiusi del manicomio in luoghi aperti e di costruire una piazza attraverso un’impresa sociale e il Giardino degli Aromi con tre diversi orti comunitari che coinvolge circa 200 cittadini ‘ortisti’, di cui molti residenti nel quartiere. Ad illustrare gli aspetti teorici nei passaggi dalla cittadinanza civile, che ha garantito il diritto alla proprietà ai primi anni del ‘900, a quella politica dei decenni successivi con l’allargamento della partecipazione attraverso il suffragio universale nel voto, a quella sociale negli anni ’50 con l’estensione dei diritti all’abitazione, all’istruzione, al lavoro, ecc. fino alla attuale cittadinanza urbana, che segna una inversione di tendenza nella considerazione della città come amica nella quale costruire nuove relazioni di benessere sociale, è stato chiamato il sociologo francese Jacques Donzelot, che ha al suo attivo numerosi saggi sulla crisi della nostra società e sulle possibili soluzioni attraverso l’apertura dei cosiddetti ‘Cantieri di cittadinanza urbana’. Un nuovo ruolo dovranno necessariamente giocare gli urbanisti e gli amministratori pubblici, che sono intervenuti per dichiarare la loro disponibilità a riprogettare gli spazi dismessi per il riuso pubblico e a mantenerli il più possibile fruibili dai cittadini che rivendicano nuove modalità di socialità urbana, più vicina alle loro rispondenze e necessità.
San Giuliano Milanese, 4/4/2013
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