La cura dell’attesa, romanzo di Maria Pia Romano

La cura dell'attesa, copertinadi Paolo Rausa
La Villa dei Misteri a Pompei. Dionisiaci o, meglio, i riti di passaggio. Una fanciulla circondata da matrone, stagliate sulla magnificenza dello splendido rosso pompeiano delle pareti, viene preparata alla vita. Alba, la protagonista di questo intenso romanzo d’amore di Maria Pia Romano, la vita deve guadagnarsela da sé. Nessuno può “imparare ad amare”, come nessuno può “imparare a morire” – dice di noi il filosofo e sociologo Zygmunt Bauman. E la vita di Alba è un percorso all’interno dei sentimenti, scoperti e vissuti, come superamento e conquista via via dolorosa ed esaltante, salvo un rendersi conto che la sua sensibilità e la sua profonda umanità ricercano alternativamente la solitudine e il piacere amoroso, la libertà e la sudditanza al sentimento. Alba, nome e significanza, inizio della vita che si riverbera nella nuova esistenza in grembo, frutto di un amore desiderato eppure inappagante, sperimenta fin da ragazza il peso della vita sulle sue spalle e lo riversa nelle scelte professionali di valente ingegnere, che insegna meccanica e sperimenta macchine sostenibili in grado di affrontare le nuove sfide ambientali. Esperienze che  la forgiano nel carattere. Questo aspetto impegnativo della sua esistenza non è così complicato quanto il sentimento d’amore, che aspira alla pienezza espressiva e al compimento nell’altro. Riflette e trova conforto nei fenomeni naturali, nell’osservazione del paesaggio, soprattutto nel mare che attraverso le onde trasmette il movimento continuo e altalenante dell’amore. Ama del mare soprattutto le sue profondità, i suoi abissi dove può rifugiarsi nei silenzi e ammirare, esistenza muta, le bellezze del creato.  L’amicizia adolescenziale è già soffusa di complicità. Vive i primi sentimenti d’amore, ancora indefiniti. Le corse in campagna sulla bici sono la prima vera evasione e la ricerca di nuove dimensioni dell’esistere. Lei che nella valigia della madre reporter, sempre pronta a partire,  vede riflessa la sua condizione di irrequietezza e di conquista dei sogni di libertà, sa che non può fermarsi al ragazzo semplice di campagna, privo di slanci e prospettive. Le occorre altro e lo trova nella scoperta della poesia, che si insinua nel suo animo. La figura del professore la conquista sulla spiaggia davanti all’immensità del mare, che assume il valore dell’incommensurabile dimensione della vita, la necessità di evasione ed elevazione dell’umanità verso l’infinito e una perfezione ormai irrimediabilmente perduta, se non nei tentativi di avvicinamento impalpabile alla sua idea. La poesia si scolpisce nel cuore e così il sentimento per l’esteta del verso, che corre sul filo della vita. Alba conosce la profondità e la delusione del sentimento d’amore, pronta sempre a ricominciare, sapendo che siamo attratti dalla bellezza e dalla felicità, mancanti quali figli di povertà e di miseria della pienezza dei sentimenti. E allora cerca altre comprensioni che possano abbracciarla e fornirle il giusto sostegno, sul quale far leva per dimenticare e riprendere la folle giostra dei sentimenti. I rapporti d’amore intessuti ritornano con un moto circolare. Allora finalmente Alba si può abbandonare all’amore e  superare le diffidenze, di fronte alla nuova vita che porta in grembo e che la riconcilia con il mondo.  “La cura dell’attesa” di Maria Pia Romano, Lupo Editore, Copertino (Le), febbraio 2013, pp. 152, € 12,00.
San Giuliano Milanese, 26/3/2013

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