Cara Sud-Est, ti scrivo…

Stazione di Poggiardo, Gerardo Placidodi Francesco Greco
Nonna Marianciala e zia Lucia arrivavano la domenica mattina, di buonora, alla stazione di Ruggiano-Salve: avevano preso la littorina delle 7. Portavano i grossi mandarini del loro giardino, d’inverno e d’estate i “pasuli piccinni” (fagiolini), peperoni, melanzane che coltivava zio Vito alli “Sauli”. Portavano anche un mazzo di fiori per il nonno che era sepolto al cimitero vecchio di Alessano.
La domenica successiva andavamo noi: io, mio padre e mia madre: partivamo più o meno alla stessa ora dalla stessa stazione. Portavano cavoli enormi, cicorie, verze: li coltivava Cosimu, mio padre. Era sempre una festa. La nonna era piccola ma energica. Da lei, attraverso mio padre, ho ereditato un quinto di una cisura (campo) a est di Santa Barbara. La nonna era la più piccola di cinque sorelle. Coltivo patate, rape, fave, piselli e prima ancora cavoli e cicorie: prima perchè i cacciatori le rubavano e ho dovuto smettere.
La favola finì il giorno dei Morti di non ricordo che anno: io ero “discipulu” (allievo) del falegname del paese e stavamo, guarda caso, mettendo porte, finestre e bussole a Ruggiano, il paese di Santa Marina. Dal secondo piano della casa enorme di un emigrante tenevo d’occhio la stazione, l’arrivo delle littorine. Potevo vedere i passeggeri scendere e andare per i fatti loro.
Verso le 11 mi resi conto che la nonna e la zia, sorella di mio padre che non si era sposata per accudire la nonna, non sarebbero venute. Gli anni erano passati e i guai fisici erano arrivati a impedir loro di viaggiare. Un mondo finiva per sempre…
Non sappiamo quando la Sud-Est ha deciso di abolire le corse nei giorni festivi: una scelta aziendale assurda perché è nei festivi che si viaggia per andare a trovare i parenti, i turisti oggi si spostano per visitare le nostre bellezze. Sì, sappiamo che ci sono un paio di corse suppletive, in autobus: ma non è lo stesso. La domanda nasce spontanea: quanto pil perde il territorio per questa assurda decisione dei mandarini della Sud-Est?
Cara Sud-Est ti scrivo, così mi distraggo un po’… E non penso a quel mondo passato in cui tutti eravano felici di poco ma non lo sapevamo e volevamo crescere per essere felici e non sapevamo che forse non lo saremmo stati mai più. Di solito i potenti non rispondono alle petizioni popolari, per spocchia e strafottenza: questo accadeva prima, ma adesso c’è Grillo a fare le pulci a tutti, a lottare contro sprechi e follie: il tempo è cambiato, è arrivato quella della “responsabilità” e se il M5S mette mano anche a queste assurdità magari, chissà, le risolve.
Cara Sud-Est, perchè non metti all’ordine del giorno il ripristino delle corse nei giorni festivi, domeniche e feste comandate? Che cos’è questa abitudine nata da una visione distorta e assistita, parassitaria della vita e dell’economia di adattare la realtà ai nostri capricci? Nei Paesi e nelle democrazie serie e moderne avviene l’esatto contrario: ci si adegua all’economia e anche al buon senso. Cara Sud-Est, la modernità richiede scelte coraggiose: in questo caso il ritorno al passato migliore, quando c’era più militanza e solidarietà, senso di servizio alle istituzioni e di appartenenza al proprio territorio che veniva sopra tutto e tutti.                                                                                                                                                     Interno di treno Sudest, Gerardo Placido e Paolo Rausa
Cara Sud-Est, torna a farci viaggiare la domenica, a Capodanno, Ferragosto, la Domenica in Albis, il 25 aprile, il Primo Maggio… Non ci sono soldi? Beh, se cancelliamo tutte le opere faraoniche inutili, che finanziano la corruzione politica (il format sono i 500mila € passati da un imprenditore e Fitto, che per questo è stato condannato a 4 anni di galera), la Maglie-Otranto, la Direzionale 8, la SS 275 Maglie Leuca e altri scempi e massacri del paesaggio in progress, il budget si trova, le risorse ci sono, bastano e avanzano per tornare al mondo civile: noialtri possiamo andare a trovare le vecchie zie (salveranno il mondo?) e i turisti a vedere anche la domenica la Cattedrale di Otranto, la Basilica della Madonna di Leuca, il delizioso centro storico di Gallipoli, ecc. Contribuire a migliorare l’aria con meno emissioni e magari, chissà, in questa terra di emigrazione, ieri con la valigia di cartone, oggi col trolley, chissà,  possono anche nascere nuovi posti di lavoro…
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5 pensieri su “Cara Sud-Est, ti scrivo…

  1. Guardatevi i bilanci delle ferrovie sud est, un buco di oltre 100 milioni di euro. Vi siete mai chiesti perchè? Vi siete mai chiesti chi copre quel debito? NOI. VOI. Sapete solo lamentarvi senza conoscere i fatti veri. Pensate ai fagioli della zia lucia

  2. e per quanto riguarda la “nonna mariangela e la zia lucia” che prendessero il pulman, molto più comodo e puntuale delle littorine. Stupidi

  3. Gli Indiani d’America vedevano le locomotive come grandi bisonti di ferro capaci di lacerare il territorio e di minacciare la quiete dei villaggi con l’arrivo di altri colonizzatori, di altre culture forti di espansione e di conquista. Nei secoli la ferrovia è invece diventata sinonimo di progresso, di congiungimento geografico di popoli, di scambio proficuo di tradizioni e merci. Nel suo piccolo, la Sud Est, linea ferroviaria del Salento, ha cercato di coniugare tutto questo con la scoperta più profonda del territorio, mantenendo, accanto ai ritardi e alla cattiva manutenzione, l’intimità dei ricordi e delle voci dei passeggeri in perenne attesa: attesa del treno, attesa dell’arrivo e della partenza, attesa della vita in viaggio da un punto all’altro di un vagone, d’una memoria, d’una storia. Francesco Greco, con questo bell’articolo, ci ha regalato una manciata preziosa dei suoi ricordi di bambino, quelli legati agli affetti, a quella felicità semplice che fa del poco la sua inesauribile fonte del molto. Sulla sua linea a bassa velocità, giusto per godersi il paesaggio, Francesco ospita Paolo Rausa che cura e pubblica i suoi pensieri, Gerardo Placido che gli fa da splendida copertina, e, infine, un appello alla Compagnia che gestisce la Sud Est. Francesco chiede il ripristino delle corse nei giorni festivi quasi a restauro del tempo passato insieme a tutto il suo carico di felicità, di amore, di odori e tinte. Il cittadino e il turista vengano così presi per mano e condotti, attraverso le viscere del Salento, nei luoghi di lavoro, d’incontro e di magia che da sempre uniscono passato e presente in una corsa verso un futuro migliore.

    • Le sue parole, gentile Scrittrice, mi commuovono.
      E mi fanno sperare per il futuro.
      Forse potremo tornare padroni dei nostri destini, riappropriarci delle nostre vite,
      Una rivoluzione pacifica, dolce.
      Quella che non è riuscita ai nostri padri (Cosimu, il mio, è stato partigiano, scampato ai massacri di Cefalonia,, si è unito alle Brigate Internazionali risalendo con loro verso Joannina, Belgrado, l’Ungheria, ecc.) potremmo farla noi se continuiamo ad avere coraggio, a lottare per le cose in cui crediamo, senza paura né compromessi.
      Solo così avremo dato un senso alla nostra vita e alla loro, ai sacrifici immensi per farci imparare a leggere e scrivere quando il pane era nero….
      Abbracci,
      Francesco

    • Non avete la più pallida idea di quanto costa oggi mantenere le “litturine” che vanno avanti e indietro vuote. Il costo del gasolio alle stelle, la manutenzione elevatissima e le tangenti dei dirigenti. Uno spreco totale. Non ci e non Vi lamentate se non c’è denaro per scuole, servizi sociali, strade, illuminazione, ecc ecc. Andate a lavorare fannulloni

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