“Le regole dei giornalisti. Istruzioni per un mestiere pericoloso” al teatro Franco Parenti di Milano, Un libro su un mestiere che scotta

di Paolo Rausa

OLYMPUS DIGITAL CAMERACaterina Malavenda, Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani, avvocati esperti di diritto dell’informazione e della comunicazione i primi due, professore di Diritto costituzionale e Diritto dell’informazione e della comunicazione all’Università di Milano-Bicocca il terzo,  hanno organizzato un incontro martedì scorso al teatro Franco Parenti di Milano per discutere sul mestiere del giornalista in occasione dell’uscita del loro libro “Le regole dei giornalisti” (Il Mulino), invitando al dibattito giornalisti famosi ed esperti, chiamati “in causa” nei tribunali per la loro attività di indagine e di denuncia: Milena Gabanelli di Report, Aldo Grasso,  critico televisivo, Gian Antonio Stella, scrittore e giornalista, e Roberto Zaccaria, ex direttore Rai.  Il libro affronta il difficile ruolo dell’informazione nella nostra società democratica, stretto tra la necessità dell’inchiesta e la tutela dei diritti della persona. I giornalisti, testimoni e protagonisti di innumerevoli battaglie per la verità, contro il malcostume e i numerosi episodi di corruzione degli amministratori pubblici o delle aziende private, hanno raccontato le decine di casi in cui sono stati denunciati in tribunale, quasi tutti finiti con l’assoluzione, a causa delle diffide, delle denunce per diffamazione, delle numerose querele che si accompagnano a richieste ingentissime di danni economici. Azioni che si configurano come “liti temerarie” promosse per “rompere i cabasisi” – chiosa Gian Antonio Stella, prendendo a prestito un’espressione cara a Camilleri, ovvero per impedire l’attività di indagine e di denuncia di giornalisti, che fanno il proprio mestiere fino in fondo, con l’unico scopo di voler raccontare la verità. Tanto che Gabanelli si chiede se non sia il caso di introdurre, anche in Italia, come è costume nei paesi anglosassoni, la possibilità che in caso di respingimento della querela e del pagamento dei danni, sia il proponente a dover versare un multiplo della somma richiesta come risarcimento. Questo farebbe immediatamente  cessare l’uso minaccioso del ricorso alla giustizia da parte di chi è messo sotto inchiesta giornalistica. Ovviamente c’è anche il problema di tutelare la dignità della persona ed evitare di pubblicare scatti che la offendono o immagini di minori coinvolti, ma si apre anche il discorso – finora non adeguatamente affrontato dai giornalisti italiani – delle notizie false che sono mirate allo scoop e che finiscono con il creare il mostro, da sbattere in prima pagina. In questo campo il diritto tedesco ha previsto delle forme di sanzioni e di carcere per i giornalisti che non rispettano la deontologia professionale. Il dibattito fra diritto di cronaca e diritto al rispetto della dignità della persona attraversa l’esperienza giornalistica, non solo italiana, ben sapendo che il giornalismo dà fastidio ai potenti e che chi non rispetta le regole – mai come in queste campo così aleatorie, come hanno sottolineato tutti – tende a impedire  la libera attività giornalistica. Milena Gabanelli ha ricordato come alcune inchieste scottanti dei nostri giorni, come quella sul Monte dei Paschi di Siena, era stata già avviata nel corso della sua trasmissione Report già l’anno scorso. E’ stato riconosciuto anche il coraggio dei giornalisti e il ruolo delle piccole testate, non sufficientemente tutelate,  nei piccoli centri e le minacce alla persona, ai beni e alle famiglie che i giornalisti subiscono dai boss o dai potenti locali quando pubblicano inchieste scomode. Una professione rischiosa quindi, che mette a repentaglio la vita dei giornalisti, ma che riveste una funzione civile importantissima per preservare la condizione democratica della nostra società. Le regole dei giornalisti. Istruzioni per un mestiere pericoloso, Il Mulino, Bologna, 2012, € 15,00.

San Giuliano, 29/1/2013

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