“Chandra Mahal – Palazzo della luna” romanzo di Raffaella Verdesca, Un viaggio in India alla ricerca del sé

di Paolo Rausa

Chandra Mahal.docPavlj, “mago e santone, apprendista e maestro…”, ci conduce in un viaggio nel suo paese, l’India, alla ricerca della spiritualità nell’uomo. Incontra derelitti e bisognosi di una parola confortante e risolutiva. Mille avventure e insidie lo attendono in un viaggio lento e inesorabile, a piedi o in treno, un mezzo che favorisce il contatto più immediato. Da solo e accompagnato da figure di donne, immaginate o reali, silenti e generose benefattrici, intrepide assertrici della necessità di migliorare le condizioni delle donne in India, tenute ai margini della società nell’ignoranza e nell’abbandono, costrette persino al sacrificio supremo della propria vita nelle cerimonie funebri dei congiunti. Le donne assumono la funzione di punto di riferimento e misura del sentimento e della seduzione, auto-controllo nelle passioni per giungere liberi alla perfezione spirituale, all’ascesi dell’anima. L’amore tuttavia non può lasciarlo indifferente quando incontra Gayatri, ma la sua ricerca continua per riconciliarsi con la sorella Kajam portata via da casa e con i genitori, da cui è fuggito, frena il dispiegarsi del sentimento. Intraprende perciò il suo viaggio come espiazione e catarsi,  come occasione e opportunità di “diventare chiave, mezzo, e guida per ognuno… motivato dal suo innato altruismo”. L’incontro con il giovanetto Alèk e la sua richiesta di aiuto danno una svolta al peregrinare, che diventa da quel momento viaggio iniziatico: “Se il nostro prossimo è un grande cesto pieno, che scelta fare: lasciarlo intatto o scoprirne il contenuto?” Occorre migliorarlo… Attraverso una serie di sillogismi e di provocazioni mentali il giovane si avvia a seguire il maestro per imparare l’arte della vita, fuggire le passioni, cercare un equilibrio, vivere del poco e accarezzare la terra come giaciglio e servirsi del manto celeste per coperta. Chandra Mahal – Il Palazzo della Luna, un posto da favola, è la dimora degli spiritelli, abitanti smemorati della luna, dono del Creatore Assoluto, Brahma, agli uomini. “Amare una donna è avventura ben più complessa che possederla e basta”, Alèk faceva fatica a capire certe affermazioni del maestro, ma era affascinato dalla sua volontà di “conoscere e sapere il più possibile quello che ancora gli era ignoto”, perché sentiva che il suo tempo stringeva. La sua sensibilità sociale e l’animo incline a combattere le ingiustizie lo muovevano a solidarizzare con i piccoli lavoranti, sfruttati e spesso venduti per fornire organi vitali da impiantare. Rivendicava durante gli incontri nei paesi di passaggio  la necessità dell’istruzione e della cultura “per poter capire le ragioni del proprio malessere e poi organizzare un piano di ribellione” per migliorare l’esistenza delle classi popolari indiane. Dalla solidarietà all’amore, inteso come manifestazione di “comprensione, conoscenza, rinuncia e appagamento totale nella felicità di chi si ama”. L’incontro con Garyati poi, una donna davvero “speciale”, lo aveva sospinto ad avviare la caccia “alla luna mancante”, quel compimento per i popoli orientali dell’equilibrio tra essere e avere, che invece per gli occidentali si trasformava in una corsa al maggior benessere e all’affermazione di sé. Promettente quindi il loro incontro, fra Pavlj maestro della parola, ritenuta importante per esprimere i propri pensieri e comunicare, e Garyati, che considerava l’amore come via “per arrivare a capire cosa veramente vogliamo e chi abbiamo di fronte”. La giovane studiosa amava di quell’uomo la capacità di vedere l’anima sempre un passo avanti al corpo. Un uomo che non avrebbe “mai potuto abbandonarsi al sonno senza guardare la luna” e interrogare le stelle, che avrebbe affidato alla pura terra, madre e sposa, le sue spoglie mortali, una volta raggiunta l’ascesi spirituale della sua anima.  “Chandra Mahal – Palazzo della luna”, Edizioni il Filo, Roma, 2005, pp. 170, € 12,00.
San Giuliano, 21/1/2013
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