Le risorse della Terra per il cibo

di Paolo Rausa
L’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano l’11 di ottobre ha chiamato intorno ad una  tavola rotonda vari esperti per esaminare la questione “L’accesso alle risorse per il cibo: la terra basta per tutti?” Gli elementi per definire la condizione dell’umanità che ha varcato il nuovo millennio sono contenuti nell’Indice Globale della Fame 2012, presentato dal CESVI, un’organizzazione umanitaria non governativa che opera in tutti i continenti con progetti di lotta alla povertà e attraverso iniziative di sviluppo sostenibile. La risposta alla domanda posta è molto  complessa, come hanno riconosciuto i relatori intervenuti a nome delle Organizzazioni non governative e della FAO, i docenti universitari e le aziende sensibili al problema come la Barilla. Il quadro che ne risulta rimane molto grave perché la sicurezza alimentare dei più poveri e più vulnerabili è minacciata dalla insostenibilità nell’uso delle terre, dell’acqua e dell’energia. Di oltre 120 paesi trattati, 20 in particolare (Burundi, Eritrea, Haiti, ecc.) hanno un indice della fame allarmante, tanto che il 50% della popolazione è denutrito. Si giunge a definire una scala di priorità combinando tre indicatori: la percentuale di popolazione denutrita, il tasso di mortalità infantile e la percentuale di bambini sottopeso. A fronte di una limitata ma confortevole diminuzione dell’Indice mondiale della fame, l’Africa Sub Sahariana e l’Asia Meridionale mantengono ancora valori elevati. Le risorse terra, acqua ed energia, destinate alla produzione di cibo, sono scarse. La povertà estrema spinge i paesi più poveri, specie in Africa, con alti livelli di denutrizione e in cui la popolazione e il reddito nazionale dipendono dall’agricoltura, ad affittare il suolo coltivabile, che viene utilizzato per produrre beni destinati all’esportazione o a colture per biocarburanti, sottraendolo così alla produzione di cibo. L’altro fattore di crisi esaminato nell’Indice  è la scarsità di acqua, fenomeno che assume aspetti drammatici per via dei cambiamenti climatici che si manifestano in forma di alluvioni, siccità e degrado dei terreni, tutte minacce per l’agricoltura in diversi paesi. La lievitazione dei costi energetici, a sua volta, incide sull’acquisto dei fertilizzanti e sul funzionamento dei sistemi di irrigazione, contribuendo ad alzare i prezzi dei beni alimentari. Nella relazione di Stefano Piziali del CESVI c’è tuttavia una luce di speranza, che lo spinge ottimisticamente ad affermare: “Il rapporto dell’Indice Globale della Fame 2012 ci aiuta a comprendere come la prospettiva di un mondo sempre più affamato non sia affatto ineluttabile, perché per fortuna sono già disponibili delle strategie in grado di conciliare produttività e consumo sostenibile delle risorse, anche in contesti di cambiamento climatico”. Gli elementi di speranza sono presenti anche nelle altre relazioni e possono essere sintetizzati nelle buone pratiche consistenti in una migliore governance delle risorse naturali e degli investimenti in agricoltura, nella riduzione dell’ineguaglianza tra uomini e donne, nell’inclusione dei gruppi marginalizzati, nel sostegno alle nuove linee guida per la gestione responsabile dei diritti di proprietà applicabili alla terra, alla pesca e alle foreste e nell’abbandono di sussidi alla produzione di biocarburanti e agli idrocarburi. L’Indice Globale con i suoi dati fornisce il supporto alla campagna “Il cibo è un diritto, per tutti” (Food Right Now), sostenuta anche dalla Commissione Europea e indirizzata ai giovani e ai cittadini per favorire la loro sensibilizzazione sul tema  della fame e sul diritto al cibo per tutti.
San Giuliano, 11/10/2010
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