La Pratica del Falun Dafa (Falun Gong) è impedito in Cina

di Paolo Rausa
Tutti i lunedì e i mercoledì un gruppo di cinesi di Milano manifesta nei pressi del Consolato Cinese, in Zona Romana,  con striscioni e manifesti che riproducono le repressioni delle autorità cinesi nei confronti dei praticanti del Falun Dafa, un’antica forma di cultura, che attraverso la conquista dell’equilibrio interiore mira a realizzare il benessere fisico e morale. Le immagini riprendono scene di repressioni poliziesche e altre di torture nelle carceri del regime, a cui vengono sottoposti i praticanti, come spiegano le due giovani cinesi Ling e Ning. “La Pratica di Coltivazione del Falun Dafa, termine generico per la pratica della mente e la trascendenza del corpo,  risale all’antica cultura della Cina, diffusa fin da 5.000 anni fa – mi spiega Ning, di professione interprete e per questo di eloquio corretto e sciolto – e si basa sui tre principi di Verità Compassione e Tolleranza, virtù a cui si accede attraverso cinque semplici esercizi per conseguire il benessere fisico, della durata complessiva di circa 2 ore. Gli esercizi si compiono in modo individuale o collettivo nei parchi cittadini.” La pratica Falun Dafa mira a raggiungere l’equilibrio fisico e mentale. E’ una scuola libera e non servono iscrizioni. In Cina si è diffusa attraverso il passa-parola, perché i praticanti risentono di miglioramenti fisici e per questo è diventata popolare tanto da coinvolgere, secondo il governo cinese, circa 100 milioni di persone a partire dal 1992. Non hanno un capo, ma una guida spirituale, un maestro come era Gesù, ora rappresentato da Li Hongzhi, costretto a scappare e a rifugiarsi negli Sati Uniti. Il 20 luglio 1999 è cominciata la persecuzione delle autorità cinesi e del Partito Comunista. Un’istituzione che esercita il controllo totale sulla società e che insegna la lotta: contro il cielo, contro la terra e contro gli uomini. Il comunismo professa l’ateismo, mentre il Falun Dafa insegna l’introspezione, la ricerca dentro di sé, induce ad un atteggiamento di benevolenza nei confronti degli altri e non aizza alla lotta di classe: rappresentano due visioni completamente diverse, anzi opposte. Per questo il partito ha cominciato un’opera di persecuzione totale contro i praticanti, che con il loro atteggiamento spirituale e tollerante minano le basi ideologiche del regime. Tutti i mezzi sono stati utilizzati per impedire il libero esercizio di questa pratica, a partire dalla diffamazione, per metterla in cattiva luce presso il popolo, e poi infangandola con l’accusa di essere un culto maligno e una setta. “Il passo successivo è stata la repressione poliziesca, l’arresto dei praticanti e la loro tortura – prosegue Ling – raccontando della sua esperienza trascorsa nelle carceri per ben 4 anni!”. L’altro aspetto, oltre a quello anti-ideologico che dà fastidio al regime, è la consapevolezza che l’individuo acquisisce nel progresso morale verso la bontà e l’avversione verso i comportamenti moralmente censurabili, come la corruzione che è diffusa soprattutto fra i funzionari del partito,  la nuova classe dirigente che manovra le ricchezze del paese. “Occorre chiarire la verità, – aggiunge Ning – relativamente alle operazioni di espianto degli organi a corpo vivo e alla sparizione di cadaveri delle persone incarcerate, che risulta vengano riutilizzati, dopo averli plastinati, in esposizioni anche in Italia, a Torino e a Milano. Chiediamo che si fermi immediatamente e incondizionatamente la persecuzione e il rilascio dei praticanti, detenuti illegalmente, senza processo!” Gli affari con la Cina evidentemente sono più importanti del rispetto dei diritti civili, ma i praticanti del Falun Dafa non desistono e hanno denunciato la persecuzione e la violazione dei loro diritti ai governi occidentali e all’ONU, sperando che li aiutino a far cessare questo massacro di innocenti, perseguitati per il fatto di voler praticare una modalità spirituale di accesso alla felicità.
San Giuliano, 01/10/2010
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