In ricordo di Mauro Rostagno

di Paolo Rausa
“Amici, romani, concittadini, prestatemi i vostri orecchi. Io vengo a seppellire Cesare, non a dirne l’elogio. Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro, il bene è spesso sotterrato con le loro ossa. Così sia di Cesare… Abbiate pazienza con me: il mio cuore è lì nella bara con Cesare, ed io debbo aspettare che torni a me.” Così Antonio tesse le lodi di Cesare nel dramma di Shakespeare. Con la dovuta differenza e proporzione questo discorso avrebbe potuto tenerlo l’altra sera il 25 settembre Maddalena, figlia di Mauro Rostagno, a 24 anni dalla sua scomparsa per mano mafiosa, davanti ad amici e compagni che si sono “convocati” – come si sarebbe detto una volta – al centro Congressi della Provincia di Milano per ricordarlo “vivo”. Così nel discorso-elogio di Giulio Cavalli recitato con l’accompagnamento musicale delle note pungenti di Gaetano Liguori, è stata proprio Maddalena a riproporci le ultime immagini del giornalista “vestito di bianco” – come lo ha ricordato don Luigi Ciotti in uno dei tanti commoventi discorsi che hanno richiamato alla memoria il personaggio dal “multiforme ingegno”, sempre indirizzato al soccorso dei poveri e alla ricerca della giustizia sociale e per questo inviso ai potenti e punito in un modo barbaro e violento – mentre preparava dagli schermi della sua tv locale, la TLC (Radio Tele Cine), “Avana” l’ennesima trasmissione di denuncia con nomi e cognomi dei mafiosi invischiati nei traffici illeciti di droga e di armi. Nelle immagini un sornione Mauro Rostagno si trastullava al ritmo della musica di Paolo Conte, che strimpellava la canzone “Anni”, tagliata su misura per lui. Come aveva già scritto Pier Paolo Pasolini, un altro “veggente” che ha pagato caro la sua sete di verità,  sul Corriere della Sera il 14 novembre 1974: “Io so. Io so i nomi dei responsabili… “, così Mauro Rostagno, che dopo una parabola di vita “spericolata” era approdato sulle sponde occidentali sicule, a Trapani, per fondare la Cooperativa Saman, pagò le denunce verbali continue insistenti e le scelte di una vita esemplare, dimostrando a prezzo della propria vita come nessuna minaccia e nessuna intimidazione valessero a incrinare una condotta di vita trascorsa da vero cittadino del mondo, nella convinzione e nella lotta  per affermare le ragioni calpestate di una umanità reietta contro gli interessi di un potere istituzionale e criminale, attento solo ai propri tornaconti e interessi. Eppure per anni e anni depistaggi e basse insinuazioni hanno impedito la ricerca della verità, ovvero lo smascheramento dei mandanti e degli esecutori del vile assassinio, che ora grazie all’impulso del giudice Antonio Ingroia ha intrapreso la pista naturale e chiarissima fin dall’inizio, quella dell’assassinio di mafia. Ora finalmente si fanno i nomi di  Matteo Denaro Messina, boss dei boss del mandamento di Trapani, tuttora latitante di lusso, e degli esecutori Virga Vincenzo e Vito Mazzara, nomi già denunciati da vari pentiti. Il compito di ricostruire scrupolosamente i depistaggi e i non ricordo dei vari funzionari di polizia e di carabinieri, funzionali alla archiviazione del processo o a circoscriverlo tra gli amici di Mauro o “a ragioni di corna”, e i vari atti del processo è toccato a Benedetta Tobagi e al giornalista Rino Giacalone, che ha seguito finora la cronaca giudiziaria per il quotidiano La Sicilia e che ha dovuto lasciare per questioni di sicurezza. Don Luigi Ciotti ha ricordato i passi avanti compiuti dalla legislazione nella confisca dei beni mafiosi ma – ha denunciato – restano ancora troppe vittime della mafia che non conoscono la verità. Quest’uomo – ha ricordato di Rostagno – ha avuto la capacità  di intravedere orizzonti lontani, di passare dalla sponda della comunità arancione all’esperienza della cooperativa Saman di recupero dei tossicodipendenti, una scelta a favore di chi soffre. E’ stato il simbolo di un nomadismo culturale esistenziale, un uomo che ha ravvisato nel corso della sua esistenza la necessità di saldare il sapere e la vita, l’analisi della realtà con i sogni nel lungo itinerario percorso dalla facoltà di sociologia a Trento, all’impegno politico in Lotta Continua, dalla lotta dei senza tetto a Palermo, che lo ha condotto con la benedizione del Cardinale Pappalardo ad occupare la Cattedrale di Palermo, al ritorno a Milano per aprire un Circolo dal nome evocativo di Macondo e infine il ritorno in Sicilia fino all’esito drammatico della sua uccisione. Lo colpiva di Rostagno il sogno di verità e giustizia, la sua travolgente umanità e una forte sete di impegno e di conoscenza. Ha ricordato di aver ricevuto in regalo da Maddalena la sua cartella, nella quale conserva i paramenti sacri. Certo Mauro non avrebbe mai immaginato un servizio così nobile e dal grande significato religioso e spirituale per quella custodia, in cui venivano affastellati disordinatamente appunti, note  e  nomi dei criminali  mafiosi locali. Lella Costa ha letto con visibile commozione, trasmessaci, un articolo di Adriano Sofri su Rostagno, pubblicato 15 anni fa su Repubblica. Mauro è stato per Sofri fratello e compagno di tanti anni di lotte e di vita. Nelle parole pronunciate era tratteggiata la grande umanità e la grande esuberanza oratoria di Mauro, il ricordo toccante delle tante sue scelte compiute, sempre irrituali e inaspettate fino alla descrizione di un sogno o l’immaginazione di un loro incontro in una taverna nei Balcani. Una zingara leggeva loro la mano, a Mauro che era morto e a lui che stava in galera, mentre festeggiavano i due nipotini appena nati. E allora Adriano ad un certo punto rovesciava nel racconto il sogno, immaginando che Mauro fosse vivo e che lui fosse libero e che invitassero la zingara al loro tavolo e che bevessero insieme e festeggiassero le due nuove vita. Ma non è stato così. Mauro, nato il 6 marzo 1942, è stato ucciso a 46 anni, il 26 settembre 1988, dalla mafia di cui è stato un denunciatore intrepido. Si era arruolato al marciapiede della Pirelli – ha ricordato Sofri – a distribuire volantini in ogni ora del giorno. Un lancinante desiderio di essere amato: così lo ricordiamo anche noi, una figura generosa che ha vissuto felicemente nel pienezza della vita la fantastica e drammatica avventura di voler cambiare se stesso e il mondo. A conclusione è stato richiamato l’impegno di tutti a seguire il processo su fb “Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno” per assicurare alla giustizia i colpevoli e riscattare il nome di un intrepido, appassionato, amorevole sognatore che immaginava di portare la fantasia al potere. Ciao, Mauro!
San Giuliano, 27/09/2010
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