“Gli orti urbani” un fenomeno non solo di autosufficienza.

di Ornella Bongiorni
Quando scoppiò la crisi economica in America lessi su un giornale un breve articolo che mi incuriosì. Parlava di una tendenza che si stava sviluppando a  New  York: la realizzazione di  orti cittadini sui terrazzi e  grattaceli  nella Città della  grande mela.  L’articolo presentava il fenomeno  da un punto di vista del bisogno economico, la crisi americana  costringeva i newyorkesi a coltivarsi da sé gli ortaggi per necessità e per sbarcare il lunario. Pensai al solito modo un po’ ansiogeno di fare giornalismo.  Io  invece trovai l’idea fantastica. Pensare di riprendersi gli spazi cittadini inutilizzati per seminare ortaggi e raccogliere i frutti mi sembrò una lezione di cittadinanza. Così, quando anche a Milano un gruppo di cittadini cominciò a coltivare  piccoli lotti  di suolo pubblico, in  giardini di periferia spesso abbandonati,  trasformandoli  in orti urbani  aperti a tutti e senza recinzioni,  pensai che le buone pratiche newyorkesi, trasportate dal vento, erano riuscite ad attecchire anche nelle nostre metropoli. E come succede spesso in natura, quando si sposta una pianta si osservano i suoi adattamenti, così  in Italia  questo fenomeno, che riguarda  in particolare le grandi città,  acquista un valore che va al di là della mera necessità di coltivare ortaggi, ma sta diventando  sempre di più un vero intervento nel difficile processo di trasformazione delle periferie urbane. Innanzitutto i  cittadini spontaneamente si prendono cura  di queste aree, altrimenti in stato di abbandono. Il lavoro degli abitanti del quartiere fa rivivere questi spazi e crea una sorta di  partecipazione collettiva facendo circolare i saperi, ma soprattutto a mio parere è un forte antidoto alle  tante  solitudini quotidiane. Questo fenomeno urbano si sta rivelando così importante da diventare una vera risposta ai ritmi frenetici delle città,  acquisendo così anche una valenza terapeutica. Leggevo ultimamente che vengono proposti corsi di “orti aziendali” da alcune  aziende leader ai propri dipendenti e che la partecipazione è molto alta. Quanta strada abbiamo dovuto fare per convincerci che il progresso tecnologico è necessario ma  non ci basta, e che la mente umana ha per sua natura la necessità di condividere i propri pensieri ed emozioni con cose reali e palpabili come le dure zolle di terra!

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