“Gli Italiani di Crimea” alla Dante Alighieri di Roma

di Paolo Rausa
La questione della Crimea, “da non confondere con la spedizione allestita nel 1855 da Cavour per partecipare all’assise fra le nazioni” – ha ricordato Bruno Bottai, Ambasciatore e Presidente della Dante Alighieri – è sbarcata l’11 giugno nella prestigiosa sede di piazza Firenze a Roma per la presentazione del libro, il secondo sull’argomento, dal titolo: “Gli Italiani di Crimea-Nuovi documenti e testimonianze sulla deportazione e lo sterminio”, Ed. Settimo Sigillo, 2012. Questi Italiani, di cui finora si è parlato poco e che “sono stati colpevolmente dimenticati nei libri di storia e rimossi dalle nostre autorità” – introduce il moderatore dell’incontro, il Vicedirettore RadioUno Rai Stefano Mensurati, sono rappresentati dalla tenace e smisuratamente dolce Presidente dell’Associazione CERKIO degli Italiani di origine della città di Kerch in Crimea, venuta per la prima volta in Italia per questa occasione. “Oggi finalmente cominciamo a respirare un’aria nuova, una speranza di sollievo delle nostre sofferenze finora disconosciute – sospira Giulia Giacchetti -, grazie alla solidarietà e alla vicinanza dimostrata dagli amici di alcune associazioni di varie parti d’Italia: le sezioni locali di Roma e di Verona della Società Dante Alighieri, i Lions Club dell’Italia centromeridionale, l’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, l’Associazione l’Uomo Libero di Trento, e tanti altri che hanno condiviso con commozione ed affetto “la lunga marcia” per sensibilizzare le istituzioni. La comunità italiana è ormai ridotta a circa 300 persone. Una volta era molto più numerosa – si parla di almeno 5.000 cittadini – e costituita per lo più da pugliesi marinai e contadini, emigrati agli inizi dell’800 in Crimea. Furono poi deportati il 29 gennaio del 1942 in Kazakistan e in Uzbekistan (Quest’anno ricorre il 70°! – ci tiene a precisare) per il solo fatto di essere italiani, come vendetta dei sovietici dopo aver respinto l’esercito nazifascista. Il giornalista Stefano Mensurati ripercorre minuziosamente le storie semplici di questi italiani che si trovarono a fare i conti con le grandi ragioni e i torti della storia per poi essere travolti dalla tragedia della deportazione. Il Prof. Giulio Vignoli è stato, per così dire, lo “scopritore” di questa comunità dimenticata, di cui restava un vago ricordo, un lumicino affievolito da anni di sopraffazioni e di paure – la “deportazio”, come gli dissero la prima volta a lui incredulo, lì giunto più di 20 anni fa.  La presentazione del libro, curato da Vignoli, a Roma e in questa sede assume un duplice significato: culturale perché rinvigorisce la fiammella e la rende luce di civiltà italiana, e soprattutto politico-istituzionale, come richiamo nei confronti dei centri del potere, cosicché siano indotti a compiere i passi necessari per l’ottenimento della cittadinanza italiana e il riconoscimento della deportazione, così come già avvenuto per le altre comunità. Segni tangibili della volontà di sostegno e di solidarietà sono stati il conferimento della medaglia d’oro a Giulia Giacchetti offerta dal Segretario Generale della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi,  e i contributi versati per sostenere una borsa di studio e consentire l’apertura di una casa della cultura italiana a Kerch. Sull’altro fronte delle origini comuni si muove invece la comunità dei pugliesi di Bisceglie, che dedicherà quest’anno proprio agli Italiani di Crimea la festa degli emigranti di ritorno. Lo storico Silvano Gallon e il giornalista Tito Manlio Altomare, autore del toccante documentario “La Puglia oltre il Mediterraneo”, si sono detti disponibili a seguire le piste polverose degli archivi, infine l’intervento del nuovo ambasciatore in Ucraina, Fabrizio Romano, ex Responsabile dell’Unità di crisi della Farnesina, ha comunicato la sensazione e la speranza che si possa giungere in tempi brevi – come dice Giulia Giacchetti – “a rendere giustizia e a restituire la dignità e l’identità finora rubate alla nostra gente!”
Milano,12/6/2012
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