Facciamo tutti qualcosa per l’orchestra greca

orchestra_nazionale_grecadi Angela Quaglietti
Sì,  lo confesso ho pianto. Prima in modo sommesso. Mio marito era seduto accanto a me e non se n’è accorto. Poi il singhiozzo si è fatto irrefrenabile come avviene per un lutto insopportabile e ingiusto. L’orchestra nazionale greca, che suona il suo ultimo concerto prima di essere sciolta per mancanza di fondi, è stato per me un dolore profondo. Mi rendo conto che in un momento così grave per la storia dell’umanità, in una stagione in cui si deve ancora morire per conquistare la libertà, in un tempo in cui molte donne e uomini muoiono di fame, il silenzio imposto dalla crisi all’orchestra possa sembrare una conseguenza accettabile della crisi economica. Per me non è così, io ritengo insopportabile il fatto che da molti mesi i nostri fratelli greci stiano affrontando la più terribile crisi economica dalla seconda guerra mondiale senza che l’Europa muova un dito, senza che l’Italia prenda un’iniziativa concreta. La prima cosa che ho imparato quando sono arrivata ad Atene, nel 1975, è: “Italiani e greci, una faccia una razza”.  Questo ritornello ripetuto da tutti mi divertiva e mi sorprendeva al tempo stesso. Tutto sommato noi eravamo stati gli invasori, li avevamo tirati in una guerra, loro malgrado, ricordavo i racconti sul fronte greco-albanese di mio padre e mi sorprendevo di tanto affetto, di tanta vicinanza nonostante gli errori politici, e non solo, commessi dal nostro paese ai danni della Grecia. Loro ci volevano bene lo stesso perché sentivano nei nostri confronti un’affinità antica che i secoli non cancellano. Quella violinista che piange suonando e che poi deve smettere per la commozione, quelle lacrime che scendono da sole sul bel viso triste sono le lacrime di tutta la Grecia e direi di tutta un’umanità che fatica a trovare equilibrio, a riconoscere se stessa, a costruire percorsi di civiltà. Guardando e ascoltando l’inno nazionale greco ho pianto mentre pensavo a Solone che in qualità di arconte di Atene aveva deciso che per risolvere la grave crisi economica era necessario cancellare i debiti contratti dai suoi concittadini e al tempo stresso aveva affermato che nessuno poteva più diventare schiavo per debiti. Di fronte a tanta illuminata saggezza, mi chiedo perché noi non possiamo fare altrettanto, Solone – e dopo di lui Clistene e Pericle, avevano capito che la forza della polis era nel demos (oggi semplificheremmo in “classe media”) e che il bene della polis coincideva con quello del demos e non con gli interessi di un gruppo ristretto di aristocratici. Tutti noi europei abbiamo un enorme debito nei confronti dell’arte e della cultura greche, le nostre origini sono lì. Io chiedo alla vostra redazione di prendere un’iniziativa a favore dell’orchestra nazionale greca.

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Eccoci qui! Ci presentiamo… Possiamo definirci ” innamorati ” delle cose belle della vita, in tutte le sue manifestazioni ed espressioni. Il modo di combinarle (!) insieme e di proporle agli altri è sempre personale e originale. Si parte per lo più da esperienze di vita vissuta, condita con conoscenze culturali ad ampio raggio, l’aggiunta di un pizzico di passione e di estro, che non guastano mai , raccontate con immagini video musica e condite agli amici e buongustai.
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